MASSIMO BORDIN

Ero bambino quando il mio papà mi spiegò come fare le foto con la sua Petri 7s, ero affascinato da quei pulsantini e dalle ghiere ma soprattutto poter toccare la macchina fotografica di papà mi faceva sentire un po’ come lui…
Certo non avevo la minima idea di cosa si potesse davvero fare con quello strumento, ma già mi piaceva e mi divertiva, al tempo la fotografia era un mondo fatto di attesa, ricordo che si portava il rullino a sviluppare da Gallian o da Sartore (erano due storici fotografi di Venaria) e poi bisognava aspettare anche settimane prima di poter ritirare le stampe, beh quando arrivava quel giorno ero emozionato quasi come a Natale!
Poi arrivò il tempo delle scuole superiori, il mio carissimo amico Fabio Sanfilippo mi fece vedere la sua Yashica fx3 super 2000, poteva addirittura scattare ad un 1/2000 di sec e soprattutto si potevano cambiare gli obiettivi… Ripresi in mano la Petri di papà e iniziai a scattare come un pazzo cercando anche di capire le prime nozioni sull’esposimetro, sui tempi e la profondità di campo, ma restava il fatto che Fabio aveva lo zoom e la mia Petri l’obiettivo fisso. Iniziò una vera operazione di lavaggio del cervello nei confronti dei miei genitori fino a quando non me la regalarono anche a me!
Finalmente anch’io avevo una reflex fra le mani! Da quel momento, si può praticamente dire che non mi sono più staccato dalla fotografia ed è iniziato il mio vero percorso da fotoamatore.
Alla fine degli anni 90 mi iscrissi ad un corso di fotografia all’UNITRE di Venaria e qualche anno dopo venni a conoscenza del circolo fotografico casellese, ricordo perfettamente quel lunedì sera… Mi ero appena piantato con la ragazza e indeciso se continuare a piangere o sbattere la testa contro il muro mi capitò fra le mani l’articolo della Stampa in cui parlava appunto dei lunedì al circolo fotografico, misi le scarpe presi la macchina e andai da solo a Caselle, ero triste e la voglia era anche poca… Arrivai decisamente in anticipo, la porta in piazza Boschiassi era ancora chiusa, ma fuori c’era già un tipo con il chiodo in pelle e i capelli lunghi che aspettava di entrare, tra me e me pensai subito che fosse un tipo losco, ma aveva in mano delle stampe e quindi immaginai che anche lui fosse lì per il circolo.
Era Rino, una persona speciale con cui diventammo amici già da quella sera e la domenica andammo a fotografare una fabbrica di vernici a Torino.
Beh da quella sera il circolo per me è diventata una famiglia, tantissimi ricordi… serate… scegli tre diapositive e mettile nella scatoletta poi di corsa a Pianezza per la gara contro un altro circolo, mentre scrivo queste righe, però, ho le lacrime agli occhi perché non posso non pensare a Chi purtroppo ci ha lasciato. Sento ancora le loro voci, le loro risate, persone che hanno lasciato un segno indelebile in tutti noi, ma questa è la vita! Ok, ora però vi mostro qualche mio scatto… si ma quale scelgo???

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